Ti confido un segreto.

Ho deciso che se mi segui ti meriti di sapere come stanno davvero le cose quindi ti dico un segreto.
Io Voglio sentirmi approvata.
Io cerco la tua approvazione.

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Non sai disegnare? Inizia così

Ho deciso di fare un post per tutti quelli che vorrei ma non posso.

Se non sai disegnare inizia così, con 6 semplici esercizi che potrai fare ovunque ti trovi anche solo con una matita ed un foglietto di carta.

Quello che segue sotto è la mia traduzione sgangherata di questo articolo qui arricchita di qualche mio suggerimento.

Il segreto per imparare a disegnare è controllare la tua mano e imparare a vedere.

I primi due esercizi sono per imparare a muovere i muscoli della mano e sviluppare la nostra coordinamento occhi mano.

Sono anche esercizi perfetti per rilassarsi

  1. Distribuisci cerchi di vario diametro su u n foglietto cercando di riempirlo tutto, ma proprio tutto! Non sovrapporre i cerchi.1_4BoggbHjC0_6xxm9Giq7jA.gif

vedrai presto che non è così facile e ti farà male la mano! per evitare crampi muovila scuotendola.

2. riempi il foglio con tante linee parallele.

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non girare il foglio, cerca di fare tutte le linee cambiando verso.

I prossimi 4 esercizi ti insegneranno a vedere di più.  Più guardi più vedi!

 

3. disegna i contorni delle tue mani ma non tutte, solo alcuni particolari come nel disegno sotto.

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la sfida è riconoscere i tratti distintivi delle tue mani e riprodurli a pezzetti.

4. il chiaroscuro. prendi un pezzo di stoffa stropicciato e prova a disegnarlo solo con le parti scure ( al buio) e quelle chiare (in luce).

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suggerimenti:

  • per scurire una parte incrocia le linee mentre per far apparire una piega disegna linee curve che daranno movimento al disegno
  • se non riesci a distinguere le parti scure da quelle chiare socchiudi gli occhi e vedrai magicamente i contorni e con più evidenza le parti scure e quelle illuminate.

5. disegna degli oggetti in prospettiva con questa tecnica facilissima

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a. disegna una linea orizzontale

b. poi due punti laterali sulla linea

c. disegna ora una linea verticale dove vuoi, davanti o dietro la linea

d. unisci gli estremi della linea verticale con i due punti di fuga che hai disegnato prima

e. aggiungi due linee verticali ai lati della prima e unisci anche quei punti

e. avrai creato un cubo o parallelepipedo perfettamente in 3d.

6. fai una composizione. disegna un oggetto in 5 modi diversi (ad es. uno scarabeo visto da sopra, da sotto, con un amico, solo le zampe .. )

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la composizione serve a narrare qualcosa quindi da delle informazioni ed una storia:

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Se questi esercizi ti sono piaciuti ringrazia Ralph Ammer 🙂

Adesso prova a dirmi ancora che non sai disegnare !!!!

Buona giornata e ricorda che #disegnarefabene

Veronica

 

Laboratorio bambini al Wave – Outdoor festival 15 aprile

Outdoor

Con un immenso piacere vi informo che sono tornata!!!

Il 15 aprile che è una domenica,  terrò assieme alla mia amica artista Simona di Lascio, un laboratorio per bambini dai 4ai 12 anni assieme agli amici del Wave Market in occasione del Outdoor Festival.

A Roma, ex mattatoio Testaccio.

 

DESCRIZIONE: Laboratorio di pittura e collage per bambini. Scomporre e ricomporre per imparare a creare con carta, colori, forbici e colla. Durante il laboratorio i bambini creano trame e pattern variopinti con pennelli, spugne, timbri ed altro, realizzando carte colorate che poi ritagliano formando figure diverse che li aiuteranno a comporre nuove immagini sul cartoncino. Il tema del collage sono i prodotti della terra. I bambini alla fine del laboratorio avranno imparato a rielaborare in modo creativo immagini realizzate con molteplici materiali grafico-pittorici, pratica divertente per esprimersi e comunicare. DURATA: 1 ora e 30 minuti ( Domenica 15 Aprile dalle 14:30 alle 16:00 ) A CHI È RIVOLTO: Bambini dai 4 ai 12 anni COSTO: € 15 ( pagamento in loco )
Per iscrivervi compilate la scheda di iscrizione qui

Non sempre c’è chi scende e c’è chi sale.

Sulle scale c’è chi scende e c’è chi sale ma se hai un passeggino non è sempre così.

Oggi sono uscita da sola con Alessandro per andare a bere un caffè con altre mamme a Frascati.

E’ una delle prime volte che incontro donne, italiane e straniere, che abitano nei dintorni e che hanno creato un gruppo di aiuto e volontariato Città delle Mamme Frascati lo trovi su Facebook anche.

Sono arrivata presto nonostante la pioggia e ho dovuto lasciare la macchina al parcheggio scoperto perché purtroppo qui non ci sono parcheggi rosa.

Dopo un po’ di sane chiacchiere e qualche caffè il sole è rispuntato e abbiamo deciso di fare due passi con i bimbi.

Il mio ha quasi due mesi e va in carrozzina, un’enorme carrozza alla quale mancano solo i due cavalli con super ruote giganti e girevoli.

Nonostante io sia alle prime armi mi ci muovo abbastanza bene e scatto tra vicoli, salite e discese ma, quando è il momento di entrare nei negozi o in alcuni locali, AIUTOOOOOOO.

Non ci sono pedane!!!

Nel 2018 ancora i negozianti, anche quelli che vendono abbigliamento per bambini, non hanno le pedane per salire e scendere.

COME é POSSIBILE tutto questo?

Per entrare in questo negozio ho dovuto chiedere una mano ad una delle ragazze che erano con me ed in due abbiamo fatto entrare la mia “carrozza” all’interno del locale.

L’altra, addirittura, si è caricata il suo passeggino, con tanto di ragazzino sopra, sugli alti scalini del negozio.

Poi dicono che le mamme hanno mal di schiena!

Sfido io chiunque a portare in giro 5 kg minimo di figlio e pure il passeggino o la carrozzina.

Per non parlare delle scalinate. Quelle non le calcolo nemmeno ed in una città come Frascati, come anche Roma e tante altre, ce ne sono tante.

Quando ho chiesto alla negoziante il motivo per cui non avessero una pedana sali scendi la risposta è stata l’altezza dei gradini e la conseguente troppa pendenza.

Mmmmhhhh.

Sta di fatto che io, grazie alla mia amica oggi sono entrata ed ho fatto spesa, fossi stata da sola non l’avrei fatto.
Perchè?

Gli esempi di inciviltà sono numerosi ed eclatanti e naturalmente non sono legati solamente alle mamme con i loro passeggini ma in generale alle persone disabili e con difficoltà di deambulazione.

Le scale della metropolitana a Roma non hanno una rampa nè ascensore.

I marciapiedi spesso hanno le strisce di attraversamento ma nessuna rampa in corrispondenza.

Via dicendo gli esempi possono essere infiniti.

Oggi io ho 37 anni, non ho la schiena ancora dolente per fortuna e riesco a muovermi, domani?

Chi di voi si è mai trovata in questa situazione potrà sicuramente darmi ragione e capire che non è possibile nel 2018 avere ancora tali barriere.

Eppure la norma c’è ed è la Legge n. 13 dell’89 e il suo regolamento di attuazione, il Decreto Ministeriale n. 236/’89, in base al quale i locali pubblici devono prevedere uno spazio accessibile che permetta a tutti di fruire dell’attività svolta.

Quindi !??? Cari negozianti, che vi salta in mente?

Io ci penso e ci ripenso, qualcosa mi verrà!

YOURPORTRAITS2018 E ALTRI PROGETTI

L’anno è appena iniziato e già ci sono stati così tanti cambiamenti nella mia vita.

Ho dato vita a molti progetti virtuali e fisici.

Il più importante sicuramente è stato il progetto vita e famiglia che ha portato tra noi Alessandro e che chi mi segue ha già conosciuto almeno virtualmente .

Gli altri progetti importanti riguardano invece il mio lavoro di illustratrice che sta cambiando giorno dopo giorno.

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LA GRAVIDANZA NON TERMINA CON IL PARTO

gravidanza

gra·vi·dàn·za/

sostantivo femminile

  1. Nei Mammiferi, la condizione fisiologica della femmina fecondata in cui si sviluppa il prodotto del concepimento: ha termine con il parto.

Origine

Der. di gravido •sec. XIV.

Gravidus significa inoltre aggravato, appesantito (e direi!!!)
Questa è l’etimologia della parola che dal greco ci porta anche il significato En – Kyos (con il feto in utero, dentro) e da cui deriva appunto la parola incinta.
In realtà più penso a questa parola e più la vedo come una gravis-danza, una “danza pesante”.

ESSERE INCINTA NON È UNA MALATTIA.

Questo mi hanno ripetuto per tutta la gravidanza amici, parenti, genitori, persone sconosciute e mio marito. Per nove mesi ho sentito le frasi più disparate o “disperate” dipende dai punti di vista.
‘È il momento più bello della tua vita
‘, ‘goditela perché non tornerà’, ‘che fortuna ora in maternità puoi fare tutto’, ‘Stai donando al mondo una nuova vita. Sei una madre terra’, ‘rimpiangerai la tua pancia’ Etc. Etc. Etc.
I primi mesi in effetti, a parte le nausee, non hai grossi problemi. Continui a fare la tua vita lavori esci mangi e se sei fortunata ad avere già avuto la toxo puoi pure non eliminare gli affettati! Andando avanti però le cose cambiano notevolmente. Gli ormoni crescono come lui o lei dentro di te e come la tua pancia e le tue cosce. Il tuo corpo si trasforma esteticamente e all’interno ma soprattutto la tua testa cambia e cambiano necessità e bisogni.

Sei sempre te ma non sei più la stessa.

Le persone ti guardano e ti trattano in un modo diverso e non puoi fare a meno di notare che adesso hanno il massimo rispetto per te anche le persone che ti hanno sempre snobbato.

GLI ULTIMI MESI

Alla fine, quando arrivi a 8, 9 mesi cominci davvero a sentire il peso, tutto diventa più difficile e gravoso. Se ti capita, purtroppo, di avere delle contrazioni premature, sei costretta a lasciare il lavoro prima del tempo, per salvaguardare il tuo bambino e comincia il tram tram casalingo.
Stai a casa, esci sempre meno, sei sempre sola e inizi a ridurre anche le visite degli amici che non possono sempre venir
ti a trovare.
Tutto ad un tratto non capisci come ma non ti muovi più, sei immobile e perdi quasi del tutto la tua indipendenza
e inizi ad essere completamente dipendente dagli altri. (qui potete leggere il mio vecchio post al riguardo).

L’UMORE NERO

Il tuo umore subisce sbalzi incontrollati che non riesci neanche a gestire. Chi ti è intorno subisce i tuoi cambiamenti senza capire. Te stessa non capisci cosa ti stia accadendo perché sei in preda a mille stimoli diversi e così’ difficili da interpretare.

LETTURE PREPARATORIE

Il parto si avvicina sempre di più e sai che tutto finirà, i dolori, la nevrosi, lo stress, oppure no? Ma soprattutto, come ci arrivi al parto? Decidi di prepararti psicologicamente e inizi una serie di letture ad hoc per farti stare più tranquilla e comprendere almeno parzialmente cosa accadrà.
Inizi a cercare informazioni un po’ ovunque, amiche, parenti, internet, forum, video. Hai paura, forse non tutte, ma la maggior parte delle donne incinta hanno paura ve lo assicuro, anche se vi dicono di no, almeno la prima volta.

Io personalmente ne ho avuta molta. Non sapendo cosa aspettarmi ho iniziato a leggere tantissimo e a vedere dei video sull’argomento su You Tube, in fondo al post vi faccio un elenco delle letture che ho affrontato e dei video più interessanti.

Naturalmente ho anche frequentato il corso preparto, come tutte.
E’ stato interessante? Si molto
E’ servito a prepararmi? Si
Ha scacciato la paura? No

LA PAURA

Sei “a termine” ossia sei arrivata agli ultimi giorni delle tue 40 settimane (poi non sono 40 esatte, si va a termine dalle 38 alle 42). In questo momento chi ti è accanto non capirà mai quello che stai provando. Il tempo è scaduto e da un momento all’altro potrebbero arrivare quelle maledette contrazioni.
O forse romperai il sacco e perderai le acque inondando il divano o il letto su cui
dimori ormai da giorni, oppure perderai il fatidico tappo. A me non è accaduta nessuna di queste cose. Non ho rotto il sacco, non ho perso il tappo e non mi sono venute le contrazioni.
Si è dunque deciso per un ricovero e per l’induzione.
Se non sai cos’è te lo spiego. Ci sono 3 tipi (livelli) di induzione: fettuccia o
PROPESS , gel e ossitocina. Tutti e tre agiscono per stimolarti le contrazioni con intensità e forza crescenti e più ravvicinate. Si parte dal primo per poi, se serve, arrivare all’ultimo. Dipende molto dalla risposta del tuo corpo. Ci possono volere 24 h affinché la fettuccia faccia effetto ed a volte neanche funziona e si passa oltre al secondo e terzo livello, se non si raggiunge il travaglio si fa un cesareo.

Con me è stato facile, fettuccia alle 6.40 del mattino, prime contrazioni a mezzogiorno, entro in sala parto alle 14 e Alessandro nasce alle 15.52 del 19 gennaio 2018.

SANTA EPIDURALE, SE RIESCI A FARLA.

Si, santa se riesci a farla perché nel mio caso non ho avuto modo, ero “in coda” per pazienti prima di me e quando è arrivato il mio turno (mi ero forse dimenticata di prendere il numeretto salvacoda?) ero troppo dilatata quindi inutile e controproducente. Fatto sta che ho partorito senza epidurale e con tanto dolore (lo dicevano: donna partorirai con dolore, amen). Come ho superato il dolore? Con la respirazione e con le due ostetriche più una tirocinante che mi hanno seguito, supportato e sopportato: Enza, Luisa e Marta ma soprattutto mio marito che è rimasto sempre accanto a me dall’inizio alla fine in sala parto prima e dopo.

SI VEDE LA TESTA

Ma facciamo un passo indietro, allora ero lì che rantolavo sul lettino in sala parto o per terra a quattro zampe (si anche questo ho fatto e per farlo ho dato pure una musata addosso al lettino tanto da avere un bozzo sopra l’occhio).
Si ci siamo finalmente si vede la testa, ade
sso posso spingere fino alla fine ancora un po’ e…nulla, lui non vuole uscire, decidono di usare la ventosa, la mia grande paura da quando sono rimasta incinta.
(avvertimento serio: non temere mai una cosa troppo intensamente, altrimenti si realizzerà).

E PER IL GRAN FINALE

Non contenta di come era andata finora mi sono beccata anche un secondamento manuale per fare uscire la placenta. Quindi alla fine dei giochi, pur non avendo fatto taglio cesareo ed epidurale, mi sono beccata lo stesso una “leggera” sedazione. Leggera un corno, l’anestesista quando mi ha versato la siringona bianca in vena mi ha detto Buonanotte!!! ed io non ricordo assolutamente più nulla dopo.

LUI E’ SOPRA DI TE

Alla fine di tutto, il momento più importante della tua vita si concentra in un solo attimo, quello in cui ti mettono tuo figlio sul petto e finalmente respiri a pieni polmoni, non per spingere ancora una volta ma per liberare tutto il dolore e lasciarlo andare.
Questo è sicuramente il punto più denso ed emozionante di tutto il tran tran che stai passando.

I PRIMI GIORNI DELLA NOSTRA VITA INSIEME, IN CLINICA

I giorni dopo il parto sono stati strani. Ero in clinica con Ale in un ambiente che non era casa nostra. Ero a letto perennemente e i dolori e la stanchezza non mi permettevano di fare quasi nulla. In più la flebo sempre attaccata.
Federico (mio marito) era lì, con me in ogni momento in cui poteva. Si alzava presto la mattina mi mandava un messaggio per dirmi che era sveglio, io allora lo chiamavo e gli raccontavo cosa era successo la notte, se avevo dormito o meno, se Ale aveva mangiato, se si era attaccato al seno, se finalmente mi usciva il latte. Questa cosa del latte è un po’ uno strazio. Tutti ti dicono che è meglio che allatti te, non solo economicamente ma soprattutto per la buona e sana crescita del tuo bambino e per le ore di sonno in più.
Io ho pianto quando dopo un giorno non mi scendeva nulla, poi ho aspettato e dopo due giorni il latte
è arrivato.
L’orario di visita alla clinica era 12.30 – 13.30, 17.00-18.00 più 19.00 – 21.00 per i neo papà. Federico era sempre
con me, non perdeva un minuto fuori dalla porta prima che fosse aperta e non si rivestiva finché l’ostetrica facendo il giro ci avvisava strillando: i parenti fuori!
Perché scrivo queste cose? Perché non è da tutti avere un marito, un compagno così, che con le occhiaie e la stanchezza che se lo porta via monta in macchina
quattro volte al giorno (80 km) per stare accanto a te e al bimbo. Non è da tutti confortarti fino allo stremo per dirti che sei bellissima e stupenda nonostante non sia evidentemente vero. Io non immagino cosa significhi per un uomo non vivere la paternità come la viviamo noi. Lui è interessato a tutto e dall’inizio alla fine della gravidanza voleva sapere ogni cosa. Avrebbe volentieri portato la pancia al posto mio. Lui, mio marito, il mio compagno di vita, il mio compagno di viaggio è un esploratore e insieme ad Ale vivranno avventure fantastiche.

TORNIAMO A CASA

Il ritorno è tutto un programma, tanto hai fatto prima per prepararti, meglio starai dopo, ma nulla ti prepara veramente all’impatto di rivedere la tua casa adesso perché tutto è cambiato, non solamente perché non sei sola ma perché sei profondamente cambiata e gli occhi vedono tutto in modo diverso.
Sei sdoppiata ma stavolta non più in un unico corpo, ti sei divisa ormai, ripetuta, rigenerata, clonata, moltiplicata, riprodotta come fanno le cellule quando si dividono (come si chiamava mitosi, meiosi?). Entriamo in casa e iniziamo la nostra nuova vita in tre, anzi quattro perché con noi c’è anche Dita (la nostra certosina).

IL LUNGO PIANTO

Appena entrata in casa, nel salotto, vedo uno striscione che papà Federico ha preparato e attaccato alla libreria. C’è scritto BENVENUTO ALESSANDRO e ci sono tanti palloncini azzurri intorno.
Scoppio in lacrime, inesorabilmente. Non è facile accettare che i tuoi ormoni scatenano tutto questo, ma ormai sono abituata e mi godo questo pianto liberatorio.

I GIORNI DOPO, I DOLORI

L’attesa è finita, abbiamo partorito e siamo a casa. Ora inizia la nostra vita e sono pronta a riprendermi, oppure no? Sono piena di dolori, i punti sotto sono tanti e con il parto sono uscite anche altre “amiche emo” sconvenienti che mi stanno facendo impazzire. Inoltre il secondamento manuale mi ha lasciato bei dolorosi ricordi e prendo una pasticca per stimolare le contrazioni affinché l’utero torni in postazione e nelle sue dimensioni. Insomma non voglio solo lamentarmi ma speravo di fare un parto spontaneo per essere subito in piedi e stare bene con mio figlio e mio marito invece mi ritrovo ancora a letto, sul divano, sulla sedia con la ciambella, dolorante, spossata, incapace di prendere Ale per più di 15 minuti e pure con i lividi sul sedere per la posizione forzata. Tutto passa mi dicono e mi ripeto anche io, è vero, ma se andava diversamente era meglio e mi viene un po’ da piangere.

LE PAROLE CHE FANNO MALE

Durante tutta la gravidanza ho avuto modo di testare e capire meglio i miei limiti. Uno di questi è il controllo della rabbia. Io do in escandescenza spesso anche senza un vero motivo fondante, credo di essere come una vaporiera che quando raggiunge la temperatura esplode e fischia. Con gli ormoni la condizione si è aggravata e spesso è stata addirittura assurda. Mio marito è stato sul punto di cedere molte volte perché stare accanto ad una donna in preda ad isteria non è affatto facile.

Ma è davvero tutta colpa mia? O forse ci sono cose che davvero voi uomini non riuscite a comprendere e mai lo farete?

Sto per dire cose che potrebbero mettere in crisi il mio rapporto con Federico ma lui già le sa e questo post lo ha letto prima di voi, lo rispetto, lo amo e se gli dico qualcosa contro lo faccio alla luce del giorno. Ho deciso quindi di scrivere ciò che leggerete ora per me ma anche per tutte quelle come me che hanno passato, o attraversano ora una situazione simile.

Le frasi tipo erano:
“Sei isterica, datti una calmata”, “se continui così nostro figlio starà male”, “sei una fifona, tutte le donne da millenni partoriscono, come fai ad avere così paura”

poi, dopo i litigi arrivava il mio pianto e allora la frase era “ecco piangi, credi di risolvere qualcosa?”.

Io mi rendo conto dal profondo, lo giuro, che a volte so essere insopportabile, arrogante, supponente, malpensante e catastrofica, ma durante questa gravi-danza il mondo dentro e fuori il cervello cambiava e tutto diventava più pesante. Ero un elefante che camminava sulla cruna dell’ago. Ogni cosa era in bilico e rischiava di cadere, come le innumerevoli volte in cui mi cadeva qualcosa per terra durante questi nove mesi. Sembrava fatto apposta, tutto mi scivolava dalle mani ovunque.

Le parole sono spade a tre punte che feriscono mente, cuore, anima e restano impigliate nelle maglie del cuore e nella fitta rete dell’anima.
Una cosa ti chiedo UOMO, quando accadrà di nuovo che la tua donna sarà stanca, esausta, in ginocchio e lacrimante, NON CERCARE DI CAPIRLA né di assecondarla, ABBRACCIALA soltanto, chiuditi le orecchie se puoi e apri solo il tuo cuore.

TUTTO PASSA ANCHE IL DOLORE

Non è una scoperta ma la realtà, tutto passa anche il dolore e la mente umana è così brava da cancellare dalla memoria le cose brutte e darti solo quelle belle.
Io non credo che scorderò mai quanto ho passato e sto passando perché il dolore fa parte di me, mi cambia e mi fortifca ed è intensamente parte della vita.
La prima cosa che ho detto appena uscita dalla sala parto è stata: amore credo che uno possa bastare, lo credo, ora, poi chissà.

Ho scritto questo post un po’ di getto su un taccuino con una vecchia biro nera.
L’ho riportato sul computer in due giorni perché non ho molto tempo per stargli dietro.
Non ho modificato quasi nulla ma il finale si.

ALESSANDRO E’ LA COSA PIU’ BELLA CHE POSSA ESSERCI MAI STATA DONATA DALLA VITA.
MIO MARITO FEDERICO è LA PERSONA CHE HO
VOLUTO E SEMPRE VORRO’ ACCANTO.
SONO UNA GRAN ROMPIPALLE.
LUI è UN PO’ QUADRATO.
CI AMIAMO TANTO E QUESTA E’ LA NOSTRA FAMIGLIA.

I libri che ho letto in questo periodo sono:

La gravidanza vista dall’interno di Joan Raphael – Leff, Casa Editrice Astrolabio

Montessori Educare alla Libertà Mondadori Saggezze 

Io mi svezzo da solo di Lucio Piermarini della Bonomo Editore

 

su Instagram : Violeta Benini, ostetrica

su Facebook: Ostetricando: confronto e sostegno al femminile

su YouTube potete invece cercare i video del Parto Rispettato

 

Se sei arrivato a leggere fino a qui ti ringrazio e ti chiedo di lasciare un commento, anche piccolo per farmi vedere che ci sei.

Grazie ancora

Veronica